Il Mio Intensivo di Risveglio

Sono tornato da un giorno dal mio primo intensivo di risveglio è già sento la mancanza dei momenti passati li, le diadi, lo Yoga le colazioni e lo stare con i miei compagni di viaggio.

Appena arrivato al Mauna ho subito sentito una sintonia e una affinità con il luogo, la natura intorno e il silenzio che non sono abituato a sentire vivendo in una grande città.

 

Il primo giorno di intensivo ho subito sentito una tensione alla testa, come se la mente stesse cercando di sabotarmi, e fatto molta fatica sia nelle diadi sia durante le meditazioni durante le pause, in specifico alla domanda “Chi sono Io?” sentivo fastidio, come se ci fosse uno sforzo mentale nel ricercare qualcosa da qualche parte, ma nello stesso tempo non sentivo stanchezza, anzi molta energia.

 

Il secondo giorno permaneva la stessa tensione alla testa e si è aggiunta anche stanchezza, e rimaneva il fastidio della domanda su chi sono io, continuavo la mia ricerca affannosamente verso qualcosa o qualcuno da qualche altra parte, pensavo a qualcosa che doveva accadere da un momento all’altro, ma non riuscivo ad afferrare nulla.

 

Dal terzo giorno ho iniziato a fare qualche progresso, la tensione alla testa è svanita, e ho iniziato a sentirmi più leggero anche nel corpo, e la domanda su chi sono io non mi infastidiva più.

Nel pomeriggio durante la tecnica di rebirthing si è sbloccato qualcosa, durante la tecnica ho iniziato a piangere e mentre piangevo mi è arrivata l’immagine di mio padre che è morto quando avevo 5 anni, e allora non avevo compreso cosa era accaduto e non ho mai pianto per la sua morte, mi è stato chiaro che in quel momento stavo piangendo per lui. Ho preso consapevolezza di essere rimasto bloccato in quell’esperienza fino ad ora, e piangere per lui mi ha finalmente liberato, anche sul piano emozionale, è stata un’esperienza che non dimenticherò mai.

 

Grazie a questa esperienza del terzo giorno ho iniziato ad abbassare la guardia, e a lasciarmi andare di più, ad aprirmi agli altri, e ho iniziato a non cercare più qualcosa o qualcuno altrove ma a rivolgere verso di me l’attenzione.

 

Dal quarto giorno ho iniziato a sentire qualcosa di diverso dentro di me, e ho iniziato a comprendere che per trovare chi sono io, ho da stare nel presente, e non cercare più chissà quali fenomeni, ho iniziato ad aprire delle crepe nel campo di consapevolezza e ogni volta che andavo da Hari a comprendere cosa stava accadendo lui mi chiedeva sempre “quindi Chi Sei Tu?” ed era difficile descriverlo con le parole. Ma questo ogni volta mi ha aiutato a stare sempre di più nella presenza e a cercarmi li.

E ogni volta che comunicavo all’altro quello che sentivo o percepivo mi sorprendevo di quanto era davvero semplice stare ed essere presento, e ho riso e anche pianto nello stesso momento, e qualcosa si è aperto sempre di più, sopratutto durante le pause e le passeggiate.

 

Spesso ho sentito qualcosa che non era la mia mente che mi diceva “Dove tutto finisce io sono li” e ho continuato a ripetermi questa frase, poi ho sentito dentro di me qualcosa che diceva “Io Sono Qui”, e di nuovo quando comunicavo questa cosa mi veniva da dentro un sorriso e ridevo, perché di nuovo scoprivo la semplicità dello stare a contatto con chi sono.

 

E poi al quinto giorno la voce che continuava sentire diceva “Io Sono” e basta e comunicavo all’altro che sentivo che io ero ciò che era presente in quel momento. Ho continuato a sentire qualcosa ma non mi era chiaro del tutto e ho continuato ad andare da Hari che continuava a dirmi di fidarmi, e di lasciarmi andare, e ho compreso che la mia difficoltà è la paura di annegare e di morire annegato, di sentirmi soffocare, e questo mi ha creato delle resistenze.

Ma ho continuato a provare ad affidarmi e a lasciarmi andare, ad un certo punto ho vissuto qualcosa per me di incredibile, ho avuto com un ampliamento della vista, e pur tenendo la mia attenzione negli occhi dell’altro, riuscivo a vedere anche cosa al di fuori dell’altro, il muro dietro di lui e chi c’era di fianco a noi e oltre, tutto nello stesso momento anche se in quel momento non portavo gli occhiali tutto mi era chiaro. Non so ancora cosa sia accaduto, ma è stato un momento davvero bello, tutto mi era chiaro e vedevo come non avevo mai visto o guardato prima.

 

In conclusione questa è stata per me un’esperienza che mi ha riempito di comprensioni e consapevolezze mai raggiunte prima e tutto grazie alla pazienza e alla disponibilità di Hari ad aiutarmi a superare i miei limiti e le mie chiusure.

 

Ora mi sento più aperto e desideroso di vivere pienamente la mia vita, le mie relazioni, e lo stare in contatto con chi sono veramente come non ho mai fatto davvero e non ringrazierò mai abbastanza Hari, Anya e tutto lo staff di assistenti che nei cinque giorni di intensivo si sono dati tanto per darci tutto quello di cui avevamo più bisogno.

 

Grazie Grazie Grazie Giovanni.